Annoverato tra i dieci più importanti cimiteri monumentali del mondo, insieme al famoso Père Lachaise di Parigi, il cimitero Acattolico è un luogo ameno di pace e silenzio, che ha suggestionato poeti, scrittori e pittori, così, come ancora oggi, lo sparuto visitatore.
È un angolo di intima contemplazione che si stende all’ombra di cipressi, della monumentale piramide Cestia e delle Mura Aureliane. Queste, erette dall’imperatore Aureliano alla fine del III sec d.C. per difendere Roma dagli attacchi delle popolazioni straniere, assumeranno in questa parte della città, a partire dal XVIII, una funzione opposta: saranno una corona di protezione per questo lembo di terra che ospiterà le spoglie di alcuni stranieri di fede non cattolica, che a Roma troveranno il sonno eterno.
Illustri viaggiatori del Grand Tour, poeti romantici come Keats (la cui tomba è tra le più visitate al mondo) e Shelley, giovani fanciulle strappate alla vita anzi tempo come Rosa Barthus, mariti che realizzarono sculture toccanti per le tombe delle proprie consorti.

Voci, volti, storie, anime che raccontano il romanzo più vero e appassionante, quello della loro esistenza, fino a perdersi oltre i confini dell’individualità, in un fluire continuo ed eterno “come tanti fiumi che non temono di divenire mare”. Con le loro parole sono diventati un mare poetico, e noi lo scandaglieremo insieme.

“Non limitarti a guardare una cosa e da un solo punto di vista”
Marco Aurelio

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